Giovani, ma con esperienza.

I paradossi legati al mondo del lavoro sono tanti, oggi però ne voglio analizzare uno nello specifico.

Il trade-off tra essere giovani ed avere esperienza lavorativa, in particolare in ambito economico-statistico. Questa riflessione sul mondo del lavoro ha principalmente due finalità:

  1. Aiutare le aziende a percepire il valore di quei ragazzi intraprendenti che “hanno iniziato presto”
  2. Dare una prospettiva nuova a tanti studenti che oggi devono fronteggiare la sfida di rendersi “attraenti” nel mondo del lavoro

Uno studente non può avere esperienza. FALSO.

Ovviamente non mi sto riferendo alla stessa esperienza che può avere un manager affermato, un consulente navigato o un imprenditore decennale. Tutte le nuove professioni del digitale hanno aperto a tanti giovani la possibilità di imparare e al tempo stesso applicare in modo immediato tutto quello che apprendono. È facile appassionarsi al digital marketing, al copywriting (leggi qui, se non sai cos’è) o al web design già nei primi anni di liceo e questo permette ai ragazzi di arrivare a 18 anni con già diversi progetti in portfolio e dei risultati da mostrare.

Non solo digital: infatti i nuovi valori che guidano la Gen Z (se sei interessato ad approfondire leggi questo articolo), spingono sempre più i ragazzi ad avviare le proprie attività già durante gli anni dell’università, o addirittura prima. Creare prodotti e servizi, gestire il rapporto con i clienti, trovare il proprio posizionamento in un contesto competitivo, sono le prime sfide con cui ci si confronta in questo percorso. Riuscire a coordinare in parallelo sia lo studio accademico che il lavoro (o ancora di più la gestione di una piccola attività), non è di certo una cosa semplice; questo però permette di apprezzare in modo molto più pragmatico il percorso di apprendimento, creando competenze molto più solide (qui una risorsa di VOXeu per approfondire gli effetti del lavoro durante il percorso di studi).

Tutto questo meccanismo, sempre più diffuso, è indice della necessità di una nuova cultura, non più legata esclusivamente al background accademico di ciascuno. Le esperienze vissute durante il percorso, soprattutto per gli under 25, oggi hanno un peso sempre più importante nel percorso di crescita professionale. Lo studio accademico dura tra i tre e i cinque anni in media, se assumiamo che ogni anno venga fatta almeno un’esperienza, il risultato è evidente: si può accumulare già uno o due anni di lavoro. Se a questo poi si aggiungono i project work svolti all’interno dell’ambiente di studio, il bagaglio di apprendimento sul campo può essere arricchito ancora di più.

Studio e Lavoro: il trend del lifelong learning

Chi ha più di 50 anni, forse è stato abituato a vedere lo studio come una parte del proprio percorso.. Vado a scuola, scelgo l’università, cerco un’azienda e magari rimango lì a lavorare tutta la vita. Questo stereotipo evidenzia il gap rispetto ad una mentalità molto più contemporanea legata al lifelong learning. Il percorso professionale di ciascuno dovrà essere affiancato sempre da un continuo reskilling e upskilling, vista la velocità sempre crescente con cui cambiano le tecnologie e i mercati.

Qualche dato confortante a riguardo ce lo fornisce un report di BCG. A livello globale le persone sono sempre più consapevoli che le nuove tecnologie muteranno in modo radicale il mondo del lavoro e le competenze necessarie per navigarlo: ben il 61% della popolazione ne è convinto, e in Italia siamo addirittura al di sopra della media. Chi ha fatto di questa mentalità il proprio punto di forza, già adesso, si trova ad avere un vantaggio competitivo rispetto a chi è ancora restio ad abbracciare il cambiamento.

Quante ore alla settimana spendi tu (o i tuoi dipendenti) per costruire nuove competenze o aggiornare quelle che già hai? Assumiamo che per dedicarsi alle attività lavorative, venga sacrificato parte del proprio “tempo libero”, senza quindi danneggiare in modo forte la performance accademica. Essere giovani, con esperienza, è possibile e forse è addirittura necessario per riuscire a guidare (invece che subire) il cambiamento a cui la nostra società è esposta.

Veniamo ora agli studenti.

Cerchiamo laureando con almeno 1 anno di esperienza – è davvero un paradosso? 

Spesso si legge o si sente parlare della frustrazione di chi si scontra con questo tipo di descrizione, nelle job offer delle aziende. Da una prima lettura potrebbe infatti sembrare un controsenso: come faccio ad avere esperienza se sono uno studente? Analizzando il tutto più a fondo, il driver che spinge le aziende a sviluppare questo tipo di job offer è proprio l’aver intercettato questa crescente necessità di affiancare lo studio accademico, ad esperienze lavorative concrete (fattore già largamente diffuso nel modello universitario americano). Quello che quindi manca è la consapevolezza da parte degli universitari di questo gap.

Quali sono le opportunità da cogliere?

Le possibilità per intraprendere questa strada sono molteplici e possono essere abbracciate in qualsiasi stadio del percorso di studio. Analizziamone insieme qualcuna:

  • Tirocini, curriculari ed extra
    Navigare i siti delle aziende, sfruttare le piattaforme di job search come Linkedin, o utilizzare le risorse messe a disposizione dall’università sono metodi molto veloci per avvicinarsi al mondo del lavoro da subito. Magari dedicare qualche mese d’estate o rinunciare a frequentare le lezioni (quando possibile) per fare un’esperienza sul campo, possono essere due strategie da utilizzare.
  • Un lavoro Part-Time
    Invece dei lavoretti come il barista o il cameriere, si può adottare questa soluzione, magari con una piccola azienda locale. Questo può aiutare ad avere flessibilità negli orari e fare un’esperienza affine al proprio percorso di studi.
  • Associazioni e Piattaforme
    Le associazioni universitarie sono sempre di più un’ottima palestra per fare esperienza e avere un contatto diretto sia con grandi aziende che con realtà più piccole. Ne esistono di tutti i tipi, dalla consulenza alla politica, basta cercarle.
    A queste si affiancano anche le piattaforme, spesso basate su community reali, che hanno come obiettivo proprio quello di far mettere in pratica in progetti reali, le competenze apprese online.
  • Working Year
    Un percorso di studi fatto da triennale + magistrale/master potrebbe essere intervallato da un anno di lavoro. Un’esperienza come questa sicuramente permetterebbe di apprezzare con occhi diversi sia i vantaggi di essere inseriti in un ambiente universitario, sia il tipo di competenze da sviluppare per andare in contro alle esigenze di mercato.
  • Collaboratore esterno (Prestazioni Occasionali)
    Proponiti alle aziende! Esistono tanti modi per “farsi pagare” e fare esperienza anche senza il bisogno di aprire Partita IVA.
  • Organizzare gestione del tempo
    Impara ad organizzare al meglio il tuo calendario. Prova a monitorare per qualche giorno, come spendi ogni ora del tuo tempo. Sei sicuro di non avere tempo?

Nell’articolo ho voluto lasciare qualche spunto di riflessione, sia per le aziende che oggi si confrontano sempre di più con giovani professionisti, sia per quegli studenti che hanno ambizione e determinazione (o forse anche paura di rimanere indietro). Una riflessione meriterebbe un approfondimento molto più ampio, per comprendere a fondo anche quali cambiamenti e riforme strutturali potrebbero facilitare la diffusione di una nuova mentalità. Nel frattempo, credo che ciascuno (a proprio modo) abbia il dovere di fare la propria parte.